Socrate il sopravvissuto - come le foglie

Mercoledì 6 febbraio il triennio del Liceo Linguistico ha avuto l’occasione di assistere ad una rappresentazione teatrale ricca di spunti di riflessione filosofici. Per la prima volta a teatro per una “lezione di filosofia” molto particolare.

Riflessioni profonde, suggestioni, emozioni legate al tema dell’educazione, la questione educativa che da sempre sottintende la problematica relativa al rapporto tra il maestro, il sapere ed i suoi allievi.

Un accostamento a tratti sconvolgente che ha avvicinato il racconto delle ore precedenti la morte di Socrate (una rivisitazione del Fedone di Platone con tanto di maschere) ad un romanzo di Antonio Scurati (Il Sopravvissuto appunto) che narra una vicenda tragica avvenuta durante la sessione degli esami di maturità in una scuola superiore.

Socrate, l’emblema della vita impostata alla ricerca, che muore ingiustamente, ed un professore di filosofia che si prende cura dei suoi alunni facendo i conti col programma che si salva altrettanto ingiustamente?!

Un accostamento che ha destato stupore e meraviglia nei ragazzi che hanno assistito allo spettacolo. Del resto in scena c’erano alunni come i nostri che scomparivano tra i banchi, sopraffatti che si dipingevano il volto allontanandosi da un pallore e da un vita in bianco e nero che li vuole tutti uguali.

Uno spettacolo intenso e forte che sicuramente ha depositato nelle menti dei ragazzi una serie di interrogativi che sono quelli propri della filosofia e che non necessitano di una risposta immediata anzi invitano, come sosteneva Socrate, ad un dibattito costruttivo, ad un confronto troppo spesso trascurato se non a volte abbandonato nelle scuole così come nella società.

Del resto l’alunna piange quando avverte che neppure il professore crede all’immortalità dell’anima, seppur parlandone…ma lui risponde che non è importante credere o meno che l’anima sia immortale, l’importante e porsi la domanda.

Il teatro e la filosofia per restituire a Socrate, almeno per un giorno, il merito di averci invitato alla ricerca e all’attenzione sul “senso”, troppo spesso trascurato nel confusionario presente.

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