Un anno all'estero. Avete sentito bene: "Un anno all'estero!"

Per le famiglie, per i docenti stessi può essere un sacrificio fare a meno di un figlio, di un alunna per un intero anno, ma è un sacrificio che paga in termini di autonomia, crescita e consapevolezza da parte di chi ha la fortuna di poterla vivere. C'è una frase bellissima se pur difficile da accettare nel Libro Il Profeta di Kahlil Gibran:  "I filgi sono come le frecce, vanno scagliati lontano".

Tante volte invece sono dei boomerang ed ecco che te li ritrovi sempre intorno.

 

La mia esperienza all'estero

Il 31 luglio 2019 è stata una delle date più importanti di tutta la mia vita...quel giorno è cominciata  un’avventura che non avrei mai dimenticato.thumb WhatsApp Image 2020 06 10 at 10.27.14

Tramite l'associazione Intercultura ho vinto una borsa di studio per trascorrere 6 mesi in Cile, affidata ad una famiglia e iscritta in  una loro scuola. La gioia per l'arrivo di quella mail che mi assicurava la mia partenza ha suscitato in me un'emozione unica. Ho trascorso il giorno precedente alla partenza in un albergo dell'aeroporto di Fiumicino, insieme a un centinaio di altri studenti che come me partivano per diversi paesi dell'America Latina; l’atmosfera era di grande eccitazione e molto coinvolgente; con molti di questi ragazzi sono rimasta in contatto anche dopo il ritorno. Dopo un viaggio che mi è sembrato infinito, sono arrivata a Temuco dove mi aspettava l’inverno e la mia famiglia ospitante

Il primo mese è stato il più faticoso e duro, dovevo abituarmi a una nuova famiglia, una nuova scuola, una cultura diversa e una lingua diversa, per fortuna aver studiato lo spagnolo in Italia mi ha aiutato molto a integrarmi. Durante questo mese ho cercato di adeguarmi alle abitudini quotidiane della mia famiglia e ho incontrato qualche problema di convivenza con mia sorella, forse perché siamo entrambe figlie uniche.

Poi è iniziato il periodo più bello: sono entrata in sintonia con la famiglia, con la quale ho  stabilito una certa confidenza, uscivo con i miei nuovi amici, andavo bene a scuola e la vita mi sorrideva. Da lì in poi non ci sono stati più problemi, mi sembrava tutto irreale, non potevo credere che stesse accadendo davvero e che mi trovassi così bene. Prima di partire avevo tanti dubbi e tante incognite sulla mia permanenza in Cile… era più che altro paura, che ho poi superato decidendo di buttarmi in questo percorso senza pensare al futuro. Da quel momento mi sono goduta ogni attimo di questa esperienza. 

Una delle cose che mi è più rimasta nel cuore sono le persone, i loro modi di fare, la loro spensieratezza e le relazioni affettuose, calorose e amichevoli che hanno segnato il mio arrivo: i Cileni sono sempre pronti ad accogliere una nuova persona nella loro vita! 

Ormai sono tornata in Italia da quasi tre mesi e dopo aver passato un periodo di riadattamento alla mia vita quotidiana, posso dire di aver vissuto i 6 mesi più belli della mia vita. Non è per niente facile spiegare quello che si prova in queste situazioni, sono sensazioni che sono riuscita a condividere meglio solo con chi le ha vissute come me. Penso di essere maturata, non mi fermo più alle prime impressioni che ho delle persone, ma  sento il bisogno di conoscerle più a fondo. Vivere in un altro paese per un certo periodo di tempo ti fa aprire gli occhi, ti apre la mente e ti rende più sensibile a ciò che accade intorno a te. 

È un'esperienza che consiglio a tutti e spero che questo mio intervento possa farvi riflettere su queste piccole cose, che tanto piccole non sono! Livia Ferrini

 

thumb IMG 20200110 WA0002La mia esperienza all'estero
Qualche settimana fa, mi è stato chiesto di descrivere la mia esperienza di studio all'estero e, con piacere, cercherò di farlo, cercando di mettere in luce sia gli aspetti positivi, sia negativi che in un lungo anno in America ho vissuto.
Ma prima, penso sia giusto dirvi che maturai questa scelta, perchè durante i miei anni al "Monna", come si chiama noi ragazzi la scuola, ho incontrato compagni di classe che sono diventati amici e docenti che mi hanno fatto amare così tanto alcune materie, da spingermi a guardare oltre i nostri confini.
Da studente del Biotecnologico, non posso nascondere le difficoltà che ho incontrato al mio arrivo in America, come nel gestire la lingua scritta e studiata, la differenza culturale e di socializzazione che i ragazzi della nostra età hanno, ai continui cambiamenti di classe e livelli, tali da rendere difficile ricavarsi uno spazio all'interno di classi scolastiche sempre diverse, alle molte ore di lezione al giorno e alle notti passate a studiare argomenti che erano per me lontani (come la storia americana). 
Sono state settimane impegnative, ma mai di rimpianto o pentimento per quello che avevo fatto, aiutato da una famiglia americana, sempre presente e disponibile e dalle tante emozioni che quasi quotidianamente ho vissuto.
Il dolore dei primi pasti alla mensa studentesca, fatti da solo e senza poter parlare con nessuno, si sono trasformati in bellissimi momenti vissuti all'ingresso in stadi di football gremiti, in abbracci con i compagni senior alla mia prima partita di La Crosse, in momenti per me unici, come da Italiano e dislessico, essere eletto studente del semestre, in una palestra gremita di studenti e genitori, nel fare servizio sociale distribuendo pasti ai bisognosi o nel vivere il giorno del Ringraziamento all'interno di una famiglia Americana.
Ho vissuto in America per 11 mesi, passando momenti di tristezza, per la mancanza della mia famiglia e dei miei amici, ma anche di grande emozione, con la consapevolezza che, con la voglia e la determinazione, non esistono barriere e limiti, tanto che consapevole di cosa voglia dire per me, e per la mia famiglia, ho deciso di concludere gli studi in America per poi accedere ad un College che mi formi nel campo della medicina e delle scienze.
Se posso darvi un consiglio, non andate a scuola solo perchè è un dovere, fatelo perchè sentite il bisogno di crescere e di non essere solo dei numeri, andate a scuola amando quello che studiate e cercate di emozionarvi per quello che fate, perchè esperienze al Monna o all'estero, vi arricchiranno dentro e vi faranno vedere il mondo con occhi migliori.  Bernardo Boschi

 

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La mia esperienza all’estero - 

È difficile spiegare a parole cosa sia stata per me la mia esperienza all’estero. Sono partita a inizio settembre 2019. Inutile dire quante paure e pensieri mi tormentavano
nei giorni appena prima la partenza. Pensare di partire alla scoperta di un posto sconosciuto che sarebbe poi diventato la mia casa per i seguenti nove mesi non era certo una cosa da niente. Mi comunicarono la mia famiglia ospitante e il posto in cui sarei andata circa dieci giorni prima della partenza. Avrei vissuto in un ranch, insieme ai miei genitori ospitanti e tre sorelle, in Indiana, negli Stati Uniti.
Appena arrivata, è bastato veramente poco tempo perché mi orientassi e conoscessi nuove persone. Mi hanno accolto tutti in modo molto caloroso e, sin dal primo giorno di scuola, sia i compagni sia i professori si sono mostrati molto amichevoli, incuriositi e interessati a me. Ciò che mi ha aiutato maggiormente nel farmi nuove amicizie sono state le mie sorelle ospitanti. Mi hanno fin da subito presentato a tutti i loro amici, includendomi immediatamente nelle loro attività. Anche la scuola ha giocato un ruolo fondamentale da questo punto di vista. Le scuole americane, oltre a svariate materie diverse da quelle italiane, offrono un'infinità di attività extracurricolari: teatro, band, vari club e sport, a cui la maggior parte dei giovani partecipa con entusiasmo. Io ho preso parte all’organizzazione di una recita teatrale e sono entrata a far parte della squadra di nuoto della scuola. Ciò mi ha permesso di conoscere quelli che sarebbero poi diventati i miei migliori amici. Ovviamente ci sono stati alti e bassi durante questa esperienza. Inizialmente mi è capitato di sentirmi sola e di provare nostalgia di casa; ma, con il trascorrere dei giorni, mi sono pian piano accorta che ne era valsa la pena. Ogni difficoltà superata è stato un piccolo traguardo che mi ha reso consapevole di essere indipendente e di sapermela cavare in determinate situazioni; e più il tempo passava più mi rendevo conto che partendo per questa avventura, avevo fatto la scelta migliore della mia vita.
Il periodo che ho passato in America mi ha permesso di provare emozioni e fare esperienze che non avrei mai pensato di fare, e che fino a quel momento, avevo visto solamente nei film. Cavalcare ogni fine settimana tra le colline, visitare i meravigliosi paesaggi degli USA, andare ai balli della scuola, fare parte della squadra di nuoto, andare alle partite di basket e football americano e alle feste con i miei amici. Ripensandoci mi sembra ancora incredibile.
Purtroppo questa esperienza non si è conclusa nel migliore dei modi. Dopo solamente sei mesi sono stata obbligata a tornare in Italia a causa della diffusione del Covid-19. Nonostante questo ritorno un po’ traumatizzante, sono consapevole di aver fatto la cosa giusta scegliendo di partire per l’anno all’estero.
La cosa migliore in assoluto è infine la consapevolezza di avere persone, anche se distanti migliaia di kilometri, che posso chiamare amici e considerare una famiglia.                   Livia Dallai

 

La mia esperienza interculturalethumb WhatsApp Image 2020 06 10 at 10.06.49

Il 23 Agosto 2019 mentre la gran parte dei miei amici era sotto l’ombrellone io ero all'aeroporto di Roma Fiumicino, aspettando l'aereo che, portandomi a Budapest, avrebbe cambiato la mia percezione del mondo, ma ancora potevo soltanto immaginarlo.Ricordo benissimo lo sciame di preoccupazioni che attraversava la mia mente;  la paura di non andare d'accordo con la famiglia ospitante, di non essere all'altezza della nuova scuola, di non riuscire ad imparare la lingua e di conseguenza di non poter comunicare con le persone che mi stavano attorno, di non riuscire a stringere rapporti con i compagni di classe, di ritrovarmi SOLA in un luogo sconosciuto.  Nonostante tutti questi timori mi sono buttata, spinta dal desiderio di superare i miei limiti.

E così sono arrivata a Hajdúböszörmény, (già il nome metteva soggezione) un paesino subito fuori Debrecen Ungheria.

La mia famiglia ospitante si è dimostrata immediatamente disponibile e accogliente, aiutandomi in questo percorso. Era formata da padre, madre e tre sorelle, una al primo anno di università  una della mia età e la più piccola all'ultimo anno della scuola media. Ovviamente avere una coetanea ha reso tutto più semplice, aiutandomi nell'inserimento in classe e nella vita quotidiana. In generale sono stata molto fortunata, in quanto la mia nuova famiglia si è impegnata per farmi conoscere il più possibile la cultura ungherese, portandomi a visitare città e facendomi assaggiare tantissimi nuovi piatti (persino il Mate, bevanda tipica dei paesi dell'america latina, in quanto avevano già ospitato per un breve periodo una ragazza costaricana).

Lo stile di vita era molto diverso rispetto a quello a cui sono abituata a Siena; partendo da cambiamenti più grandi quali utilizzare la bicicletta come un vero e proprio mezzo di trasporto, che siano 30 gradi - fatto più unico che raro - o che siano 5 gradi sotto zero, oppure non avere orari per la cena e di conseguenza a volte saltarla. Fino ad arrivare a piccolezze che però fanno la differenza, come ad esempio togliersi le scarpe quando si entra in casa, fare una colazione esclusivamente salata, non avere le chiavi alle porte delle camere o del bagno, ovviamente non avere il bidet, avere due bagni separati per il wc e la doccia o la vasca, o ancora il fatto che il cane non possa entrare in casa ma  debba stare soltanto in giardino. Con il tempo però ti ci abitui, e ammetto che ancora adesso un po' mi mancano.

La scuola è sicuramente più organizzata rispetto a quella italiana, ma molto più semplice. All'interno della struttura ci sono delle aule dove gli studenti possono rilassarsi e conversare durante le ore in cui non hanno lezione. I compagni di classe hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso in Ungheria, accogliendomi immediatamente nel gruppo e facendomi sentire parte integrante della loro vita quotidiana.

In tanti mi hanno chiesto se mi mancasse l'Italia e io non sapevo mai come rispondere. È una di quelle sensazioni che non puoi capire se non la provi sulla tua pelle. Era come se la mia vita a Siena, con i miei amici e la mia famiglia, fosse rimasta bloccata, messa in pausa, al momento in cui l'ho lasciata. Stavo vivendo un'altra vita che non mi faceva rimpiangere la mia "vita precedente". 

E poi “Perché lo hai fatto?” era l’altra delle domande più ricorrenti che hanno caratterizzato il mio Exchange Program.  Spesso non ci sono parole per descrivere la molteplicità di ragioni per cui gli studenti dovrebbero fare un'esperienza simile. Mi ha arricchito tantissimo, sotto qualsiasi punto di vista. Mi ha resa più indipendente, in quanto mi ha insegnato a cavarmela da sola in varie situazioni, come prendere un treno o un aereo, oppure chiedere assistenza per il telefono. Mi ha arricchita a livello linguistico e culturale, e ho imparato a confrontarmi con una cultura a tratti abbastanza distante dalla mia,  e a superare qualsiasi tipo di pregiudizio e a non generalizzare.  Mi ha aperto la mente, facendomi uscire dalla mia "confort-zone" e insegnandomi a cogliere l'attimo.  Matilde Nardi

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